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lunedì, 30 luglio 2007

Romeo e Giulietta
ROMEO (Tra sé) Dice qualcosa… Parla ancora,angelo luminoso, sei sì bella,e da lassù tu spandi sul mio capo tanta luce stanotte quanta più non potrebbe riversare sulle pupille volte verso il cielo degli sguardi stupiti di mortali un alato celeste messaggero che, cavalcando sopra pigre nuvole, veleggiasse per l’infinito azzurro!
GIULIETTA - Romeo, Romeo! Perché sei tu Romeo?Ah, rinnega tuo padre!…Ricusa il tuo casato!…O, se proprio non vuoi, giurami amore, ed io non sarò più una Capuleti!
ROMEO (Sempre tra sé)Che faccio, resto zitto ad ascoltarla,oppure le rispondo?…
GIULIETTA Il tuo nome soltanto m’è nemico; ma tu saresti tu, sempre Romeo per me, quand’anche non fosti un Montecchi. Che è infatti Montecchi?…Non è una mano, né un piede, né un braccio, né una faccia, né nessun’altra parte che possa dirsi appartenere a un uomo. Ah, perché tu non porti un altro nome! Ma poi, che cos’è un nome?…Forse che quella che chiamiamo rosa cesserebbe d’avere il suo profumo se la chiamassimo con altro nome? Così s’anche Romeo non si dovesse più chiamar Romeo,chi può dire che non conserverebbe la cara perfezione ch’è la sua? Rinuncia dunque, Romeo, al tuo nome,che non è parte della tua persona, e in cambio prenditi tutta la mia
martedì, 24 luglio 2007

Ruben era un bimbo destinato ad essere diverso dagli altri, a causa dell'insolito nome che portava: La cosa che lo distingueva maggiormente era il suo grande sogno. Infatti Ruben voleva andare sulla luna: Oramai tutti conoscevano il suo sogno, perché non poteva fare a meno di dirlo a chiunque incontrasse per la strada.E tutte le sere, dopo le preghierine, si alzava dal suo lettino e si recava alla finestra. Il cielo che lui vedeva, con i suoi occhi sognanti, non aveva le stelle.Ruben aveva sguardi solo per la suo luna. Era affascinato da quella enorme palla luminosa che lui chiamava "la mia lampada accesa".Inoltre era gialla, proprio del suo colore preferito.Indossava sempre abiti gialli e aveva persino i capelli biondi, di un oro luccicante che, a guardarlo dall'alto, pareva proprio un pezzo di luna.E a vederli ogni sera sembravano uniti da uno strano calore, da particolari sentimenti e da quella testa bionda proprio in direziono della luna che sembrava appartenerle.
All’ inizio i suoi amici lo consideravano un eroe perché diceva sempre che un giorno sarebbe andato sulla luna; ma, ora, passando il tempo, cominciavano a stancarsi e a prenderlo in giro.Ma Ruben non si scoraggiava; sapeva che un giorno o l'altro ci sarebbe riuscito. E proprio quella sembrava la sera adatta.In cielo non c'erano stelle ed era così forte quel desiderio, che anche la luna sembrava triste nell'ascoltare quel figlio lontano che le voleva così bene. Anch'essa era desiderosa che si realizzasse quell'impossibile sogno di Ruben.Ma ecco. ad un tratto, il ciclo oscurarsi. Ruben, spaventato, cominciò a piangere...All'improvviso, però, si ritrovò sulla luna. Era finalmente felice...Era diventato il Figlio della Luna.Però, presto, il sorriso scomparve dalle sue labbra. Infatti non ci volle molto tempo per accorgersi che il suo, non era quello splendido sogno che sperava di realizzare. Infatti non riusciva più a vedere la sua lampada accesa, anche se era proprio sotto ai suoi piedi.E piangeva e si disperava perchè non l'avrebbe vista mai più.Ma, appena una lacrima cadde al suolo, come per magia, si ritrovò affacciato alla finestra della sua cameretta e rivedendo la sua amica Luna, capì che, d'altra parte, era ugualmente bello vivere su quella terra e osservare, se pur da lontano. La sua lampada accesa.
lunedì, 23 luglio 2007
23.07.07
Grande giorno pieno di felicità e commozione per la mia sorellina,
ha realizzato il suo sogno si è laureata!!!!!!
venerdì, 20 luglio 2007

Non dovresti conoscere la disperazione
se le stelle scintillano ogni notte;
se la rugiada scende silenziosa a sera
e il sole indora il mattino.
Non dovresti conoscere la disperazione - seppure
le lacrime scorrano a fiumi:
non sono gli anni più amati
per sempre presso il tuo cuore?
Piangono, tu piangi, così deve essere;
il vento sospira dei tuoi sospiri,
e dall'inverno cadono lacrime di neve
là dove giacciono le foglie d'autunno;
pure, presto rinascono, e il tuo destino
dal loro non può separarsi:
continua il tuo viaggio, se non con gioia,
pure, mai con disperazione!
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